portfolio/public works

UNO SGUARDO SOSPESO

UNO SGUARDO SOSPESO

Installation view Site Specific

Wall painting

Permanent installation

Cardarelli Hospital Napoli

2007

Public Work

Photo by Luciano Romano

VIAGGIO ALL’ INTERNO DI UNA SCULTURA FANTASTICA,

CALEIDOSCOPIO DELLA VITA

 

Ricerche compiute nel campo della progettazione ospedaliera e gli effetti dell’ambiente sullo staff ed i pazienti hanno dimostrato che l’habitat ha un impatto sull’efficacia con cui trattamenti e cure sono sia forniti che ricevuti. Così come ambiente ed edifici in buone condizioni elevano il morale degli operatori e migliorano la percezione dell’organizzazione da parte del pubblico. Gli interventi artistici possono avere in più un effetto di mediazione tra gli individui e le istituzioni, aiutando il personale ad avere maggiore coscienza dell’ambiente che lo circonda e creando un contorno al paziente più confortevole e meno punitivo.

 

La consapevolezza di tutto ciò è alla base della scelta di chiamare degli artisti ad intervenire all’interno del padiglione Palermo dell’Azienda Ospedaliera Antonio Cardarelli di Napoli, il padiglione di degenze più grande della più grande struttura ospedaliera del sud Italia.

 

Fin dalla prima visita in cantiere (trattandosi di una ristrutturazione c’era il vantaggio di poter vedere lo “scheletro” dell’edificio esistente senza dover lavorare solo sulla carta!), Mariangela Levita ha mostrato un grande interesse per lo spazio, per i volumi in gioco e per le architetture preesistenti. Questo interesse e la particolarità di operare in un edificio ospedaliero, quindi con una utenza così fortemente caratterizzata, si sono tramutati durante le successive visite e conseguenti discussioni, in un desiderio di intervento più globale rispetto all’iniziale proposta relativa al solo soffitto dell’ingresso.

Lo stesso intervento sul soffitto è stato modificato dalla Levita prevedendo una forma piramidale dello stesso che dà una dimensione scultoreo-architettonica all’opera pittorica.

 

Questa volontà di intervenire in modo scultoreo sull’architettura esistente ha fatto nascere il progetto delle scale: un intervento bidimensionale, di sola pittura che si erge a scultura attraverso gli squarci e i tagli determinati dal cambiamento di colore e sottolineati dal tratto nero che sembra lacerare l’architettura esistente pur creando una perfetta interazione con essa e restituendola arricchita da un nuovo intreccio di linee.

Linee che determinano delle simmetrie quando tagliano a metà i pianerottoli e delle asimmetrie quando tagliano con diagonali o con angoli (questo differenzia gli interventi tra le due scale) il soffitto dei rampanti, che da limite diventa spazio attivo, pulsante: osservando il tutto dal basso i segni si ricompongono in una forma, un tracciato ed un ritmo che riportano ai diagrammi del battito cardiaco.

 

Da qui l’elemento più forte del progetto: il ritmo, il battito, la ripetizione, la vibrazione degli elementi visivi riportati sulle superfici architettoniche. Risultato che viene esaltato dall’interpretazione fotografica di Luciano Romano e che sfocia nel ritmo audio visivo del video realizzato da Mariangela Levita con musica di Pietro La Hara.

 

Un scultura quindi fatta di pittura, ma non fatta per essere ammirata solo dall’esterno bensì percorribile al suo interno come a voler creare un percorso di protezione, di luce e di colori, cioè di quegli elementi di cui si sente maggiormente la mancanza ed il bisogno quando ci si trova, perché costretti, a frequentare questi luoghi.

 

Prende spunto da argomentazioni analoghe anche l’opera Mindscape (2007), il doppio light box realizzato da Bianco-Valente, con l’inserimento di finestre immaginarie aperte su un paesaggio fantastico che attraverso la sua colorazione verde estesa a tutto ciò che è presente nell’immagine trasmette una immediata tranquillità e partecipa allo piazzamento volumetrico.

 

Il titolo dell’opera della Levita ( “Uno sguardo sospeso” ) nasconde la volontà dell’artista di suscitare un’astrazione liberatrice in quanto sospensiva rispetto alla contingenza, che può arrivare ad essere insostenibile in questi luoghi di sofferenza: un contributo quindi di leggerezza per coloro che devono combattere contro gli aspetti pesanti della vita. Una leggerezza che prende forma da uno spacchettamento dell’architettura in grado di renderla paradossalmente più avvolgente.

 

In questo modo viene ripresa, attualizzata e stravolta la sacralità dell’affresco alla quale le architetture dei secoli precedenti ci hanno abituati, ma facendo salva la capacità dell’arte di influenzare in modo significativo il nostro modo di percepire: il nuovo equilibrio paradossale che si crea tra i segni geometrici che dividono le campiture di colore e le linee dell’architettura che li contiene ci lascia spiazzati, ma questo consente alla nostra mente di fantasticare di un mondo in cui le linee parallele si incontrano e tutto diventa possibile.

 

L’attraversamento diventa un percorso sensoriale che unisce il bidimensionale con il tridimensionale, il razionale con l’irrazionale, restituendoci una visione caleidoscopica della realtà che corrisponde alla vita.

 

La proiezione del colore verso l’esterno rende partecipe anche l’ambiente circostante e arricchisce l’architettura ed il paesaggio a vantaggio dell’umanizzazione della struttura.

 

Rocco Orlacchio